sabato 23 aprile 2011

Un pensiero sull'esistenza: la figura di Esther Hillesum

Viviamo la nostra esistenza come una routine, senza dar peso alle azioni e alle parole, senza dar valore a ciò che ci circonda, dovremmo forse pensare a chi ha conosciuto, toccato e superato la paura di morire.

Vito Mancuso è un teologo laico, insegna presso l'università San Raffaele di Milano e conduce un programma radiofonico su RaiRadio3 (http://www.vitomancuso.it/). Nel marzo del 2008 ha raccontato la vita e la maturazione spirituale di una grandissima donna divenuta mondialmente nota negli anni Ottanta, si tratta di Esther Hillesum.
Etty, nome con la quale si faceva chiamare, è morta il 30 novembre del 1943 a soli 29 anni, nel campo di concentramento di Auschwitz. Era laureata in giurisprudenza e laureanda in lingua e letteratura russa, proveniva da una famiglia colta, la madre si intendeva sia di musica che di lettere, il fratello maggiore era un noto ricercatore e il fratello più piccolo, Misha, era un pianista promettente.
Esther non è stata battezzata ed era un'ebrea non praticante, per questo motivo non è riconducibile al campo della spiritualità né a quello della teologia, ma nei suoi diari, ritrovati negli anni Ottanta, si può percepire un grande insegnamento, l'amore per la vita: il 2 settembre '43, nonostante la situazione politica, e le condizioni in cui lei, la sua famiglia e la sua gente si trovavano, scrive:
"Eppure la vita è meravigliosamente buona nella sua inesplicabile profondità".
Chi di noi ha il coraggio di pronunciare queste parole, quando diciamo "che giornata di ******" solo perché una squadra di calcio perde una partita, perché c'è traffico per strada.. per cose futili quali queste?!
Etty, per amore della vita, ha fatto l'assistente sociale nel campo di smistamento di Westerbach, nonostante sapesse quanto pericoloso fosse esporsi in quel modo.
"Vado in giro e trovo il mio lavoro da sola, consolo bambini che piangono, porto le valigie alle donne esauste [...] il cielo colmo di uccellini, due vecchiette che chiacchierano su una cassa tra i cespugli, il sole brilla e la tragedia avviene sotto i nostri occhi".
Nel settembre del '43, Esther e la sua famiglia si trovavano in un vagone bestiame, sapevano di essere diretti ad Auschwitz, lei affidò una cartolina al vento ritrovata qualche anno dopo e in questa scrive il dramma e la speranza, scrive che lei e i suoi compagni avevano lasciato il campo di smistamento cantando. Il canto, già nel 1860, era un mezzo per unire le persone che soffrivano, per esempio i neri che lavoravano in condizioni di schiavitù nelle piantagioni cantavano per alleviare la fatica. Etty e la sua famiglia cantavano l'amore per la vita e la speranza che nutrivano in essa.
La nostra speranza in un futuro migliore è mediata dalle istituzioni che eleggiamo, e davanti a scandali e ingiustizie chiniamo il capo e non pronunciamo verbo.. viviamo in un continuo stato di insoddisfazione ed egoismo ma non lottiamo per il benessere della società, ci attiviamo solo quando veniamo colpiti personalmente dall'ingiustizia,  il mondo non vive di singoli, ma di gruppi uniti dalla voglia di migliorare il mondo!
Josef Mayer Nusser, considerato un martire dei nostri tempi, viene descritto come un uomo che restò fedele a se stesso e andò contro il potere, morendo pur di non tradire la giustizia e il rispetto verso l'esistenza.
Siamo una società intollerante, viziata e superficiale che non sa cogliere il bello della vita, che sia il sorgere del sole, una donna incinta piuttosto che la risata di un bambino, Esther, in un campo di concentramento, venendo a contatto con la morte ogni giorno, scrve:
"Sono una persona felice e lodo la vita".

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